C'era una volta il tram: il trasporto romano raccontato dal primo macchinista della Linea A

L’apertura della nuova linea C continua a tenere con il fiato sospeso i cittadini romani. I cantieri, durati molti anni, comporteranno trasformazioni importanti nello stile di vita dei residenti.
Tuttavia, in confronto a quanto accaduto trenta anni fa, tutta la vicenda risulta drasticamente ridimensionata. Alle 5.30 del 16 febbraio 1980, partiva infatti dalla stazione Anagnina una vettura che cambiò profondamente la vita di tantissimi romani: la metro A.

IL TRAM E LA METRO - “Fui io che, dopo sei mesi di addestramento, guidai la prima corsa della metropolitana “ ci spiega Aiace Zampetti, 83 anni, macchinista. Con un album fotografico sotto braccio, l’ex tranviere ci ha raccontato la storia di una città, del trasporto pubblico e dei lavoratori che vi operavano.
“Lasciare il tram per me è stato doloroso – riconosce Aiace – noi come guidatori avevamo una certa confidenza coi viaggiatori. C’erano delle donne che ci venivano a fare l’occhietto – ride - Stavamo bene sul tram.
Poi avevamo due fattorini e se occorreva un aiuto, avevi due persone a bordo”.
C’è un altro aspetto che prontamente, l’ex macchinista ricorda: “All’epoca pagavano tutti, mentre oggi - riconosce - non paga più nessuno.
Questo perché, senza fattorini, non c’è più controllo”.

LA METAMORFOSI URBANISTICA - Mentre ci racconta delle vetture che guidava, seduto su una panchina del centro sociale anziani “La Torretta del Quadraro”, Aiace ricostruisce un tessuto urbano che non esiste più.
“Davanti all’Istituto Luce –che oggi ospita la sede del Municipio VII – c’era un anello ferroviario.
E’ stato tolto nel 1980, con l’apertura della metro. Da lì partivano i treni che facevano la spola da via Amendola, in zona Termini, a Cinecittà”.
Un percorso che risultò modificato dalla realizzazione della Metro A.
“Dal 1963 il tram non passò più da via Tuscolana, perché lì stavano eseguendo i lavori a cielo aperto per la metropolitana. Quindi passavano lungo via via dei Consoli e via San Giovanni Bosco” dunque tra l’abitato cittadino.

ADDIO AI MACCHINISTI - Ma la storia di Aiace Zampetti come macchinista, permette di ricostruire anche un quadro di relazioni che forse non esistono più. “Noi, come ferrovieri, ci vedevamo spesso per fare dei simposi, ai Castelli, a Capannelle – ricorda, mentre ci mostra le foto un po’ sbiadite dei colleghi – eravamo 400/500 addetti alla Stefer, come personale viaggiante”. Oggi la Stefer non c’è più. Ne sopravvive un muro, che sarà recuperato per realizzare il centro polifunzionale Appio I. Oltre alla Stefer, altre cose sono cambiate. “Adesso la metro è automatica – aggiunge Aiace, che viene da una famiglia di ‘Mazziniani antifascisti’ – non c’è il macchinista a bordo. E secondo me – pronostica l’ex tranviere – sarà un bel problema. Questa metro C, certamente è sicura. Però io non la vedo bene per niente….”

di Fabio Grilli - "Roma Today 18 settembre 2014"