Cinema, cultura, commercio e…memoria.
Le risorse del VII Municipio

L’industria cinematografica e multimediale. Il commercio sulle grandi vie Appia e Tuscolana e quello di prossimità nei quartieri. Le strutture culturali e la miriade di gruppi artistici che la producono
di Aldo Pirone - 1 giugno 2013

Nel VII Municipio, come si è visto, non ci sono solo problemi acuti da risolvere, ci sono anche risorse da valorizzare e sviluppare. Fra queste la più importante, dal punto di vista industriale e culturale, è la cosiddetta “fabbrica dei sogni” di Cinecittà con la sua storica produzione cinematografica e più in generale multimediatica.
Gli Studios di via Tuscolana hanno fatto la storia del cinema italiano e mondiale. Come si sa vennero costruiti insieme all’Istituto Luce e al Centro sperimentale di cinematografia tra il ’36 e il ’37 in aperta campagna. Ma già molto prima, agli inizi del secolo, la zona dell’attuale quartiere Appio e Appio-Latino era stata luogo di inizio dell’attività di produzione cinematografica a Roma.
Nel 1906 fuori Porta San Giovanni si situò la Cines che poi si trasferì in via Veio occupando fino agli anni ’50 una vasta area fino a Piazza Tuscolo. Nel 1914 nacquero sulla Circonvallazione Appia gli stabilimenti della Caesar film successivamente assorbiti dalla Scalera film e quindi dalla Titanus-Appia, demoliti nel 1967 per far posto a palazzi condominiali.

Di tutta questa industria rimane la più famosa Cinecittà insidiata a più riprese da tentativi di smantellamento con annessa speculazione edilizia spacciati per potenziamento dell’attività produttiva cinematografica. La prima decisione da prendere per rilanciare il nostro territorio anche dal punto di vista turistico sarebbe quella di far diventare gliStudios di via Tuscolana il centro del Festival internazionale del Cinema. Non si capisce infatti perché questo appuntamento annuale della“settima arte” nella Capitale d’Italia debba avere il suo perno all’Auditorium del Flaminio e non nel luogo storico più conosciuto al mondo insieme a Hollywood.

Poi va ripreso il progetto di un museo del Cinema per consolidare ed allargare l’attività degli Studios e farne un’attrazione culturale e turistica. Dal punto di vista della distribuzione bisogna difendere le sale cinematografiche rimaste, Maestoso, Trianon, Atlantic, dopo la chiusura dei cinema storici come il Massimo, l’Appio, l’Airone, il Paris, il Diana, il Golden, il New York, il Folgore, il Quadraro, il Bristol e promuoverne di nuove e moderne.

Il “red carpet” va allestito nel posto dove decine e decine di grandi registi, da Fellini a Monicelli, da Leone a Risi, e di grandi attori, daRichard Burton a Liz Taylor, da Charlton Heston a Clint Eastwood, da Sordi a Gassman, da Tognazzi a Manfredi, da Mastroianni all’indimenticabile “Nannarella” Anna Magnani, hanno lavorato per produrre e interpretare film che hanno fatto piangere, ridere, riflettere e sognare milioni di uomini e donne di tutte le età e di tutte le condizioni sociali.
A tal fine è necessario riprendere in grande il progetto della via Tuscolana, dal Quadraro a Piazza Cinecittà, come “via del Cinema” liberandone i marciapiedi dalle bancarelle che, occupandoli, ostruiscono il passaggio alle persone più deboli. Bancarelle da situare in posti più consoni. Liberandola inoltre dalle soste di automobili in doppia e tripla fila, programmando in orari stabiliti il carico e lo scarico delle merci per i negozi, istituendo le strisce blu per la sosta a pagamento, esclusi i residenti.

E infine, ma non per ultimo, adottando d’intesa con le associazioni dei commercianti un decoro urbano ben visibile che richiami la storia del Cinema italiano e mondiale che per questa strada è passato. Un tentativo in tal senso fu fatto anni fa dal Comune su un tratto limitato di strada ma, per la leggerezza dell’arredo progettato e anche per l’incuria che l’ha seguito, oggi appare del tutto inadeguato allo scopo.
(...) Anche il commercio di qualità e di servizi privati alla persona è ben presente nel nuovo Municipio. Da quello sull’asse di via Appia a quello sulla via Tuscolana a quello di prossimità che nei quartieri circostanti costituisce un elemento insostituibile nelle relazioni umane e di servizio per tanta gente anziana. E’ un commercio che va difeso dall’invasione degli Ipercentri commerciali e che va aiutato in maniera creativa promuovendone la specializzazione di qualità.

Infine, ma non per ultima, la cultura. Le strutture culturali esistenti, a parte le scuole ovviamente che pure rappresentano la prima e piùimportante risorsa culturale del territorio, sono circa una diecina tra pubbliche e private: 2 biblioteche comunali, 6 sale teatrali parrocchiali e una mista (Don Bosco) cinema e teatro e una pubblica dentro villa Lazzaroni e un’altra, il centro civico di via Polia a Statuario, polivalente. Più 3-4 cinema. Sono strutture insufficienti.
Bisogna ristrutturare il teatro ‘900 dentro l’ex Istituto Luce a Cinecittà e aprirlo al territorio. Ma soprattutto bisogna mettere in rete tutte le associazioni e i gruppi artistici presenti nell’ambito del nuovo Municipio a vario titolo. E’ questa una grande risorsa umana che se organizzata può aiutare a trovare luoghi e strutture ma soprattutto può dare vita a un cartellone di iniziative artistiche municipali non episodiche o chiuse in se stesse ma aperte alle altre esperienze consimili.

Solo con l’attività concreta delle persone, aiutata nella misura del possibile dall’Istituzione municipale, si possono ottenere le strutture di cui un territorio così popoloso ha bisogno. Nel campo della cultura un posto particolare occupa la memoria del territorio. Memoria non solo di monumenti maestosi e magnifici ma anche di luoghi e persone scomparse.
Molte sono già le pubblicazioni pregevoli edite in questi ultimi anni che li illustrano. Dal libro fondamentale “Il patrimonio culturale del IX Municipio di Roma” realizzato dal Comitato della Caffarella a quello “Parco degli Acquedotti. Le acque di Roma passavano di qua” a cura di Pasquale Grella e Giuliana Mastrocesare, alle schede didattiche sui resti archeologici roamni e medievali del X Municipio edite negli anni ’80 della dott.ssa Alberta Campitelli, alla “Borgata ribelle” di Walter De Cesaris incentrato sul rastrellamento nazifascista del ’44 al Quadraro. E altre ancora.

Tutto questo ha bisogna di una struttura, un “luogo della memoria” dove raccogliere, depositare e coltivare la conoscenza del passato per preservarlo e trasmetterlo ai giovani facendone una risorsa, la più preziosa, per il futuro del territorio. L’ex ministro all’economia Tremonti ha detto tempo fa che con “la cultura non si mangia”. E’ un’espressione barbarica che ci svela più di tante dotte analisi la causa più profonda della crisi economica e morale, e quindi politica, che il nostro Paese e la nostra città stanno vivendo.

da "Abitarearoma.net" giornale on line dei Municipi romani
di Aldo Pirone
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