Le risorse del “magnum” (nuovo) VII Municipio.

Le risorse del “magnum” (nuovo) VII Municipio. Archeologia, turismo e agricoltura.

Un patrimonio storico, archeologico e culturale emozionante. Dalle Mura Aureliane alla Caffarella, dalle Tombe Latine a Tor Fiscale alle Capannelle. Lungo la via Latina le arcate dei maestosi Acquedotti Claudio e Marcio e le grandi ville rustiche.
A differenza di quel che si è portati a credere la Roma dei Cesari non finiva alle Mura di Aureliano. Fuori, lungo le direttrice della via Latina e dell’Appia antica, l’agro romano era punteggiato da una fitta rete di ville rustiche e di pagi, antichi villaggi rurali, come quel Pago Triopio vicino alla Tomba monumentale di Cecilia Metella il cui fondo era stato portato in dote ad Erode Attico dalla moglie Annia Regilla morta in seguito in circostanze misteriose. Accusato di essere l’autore del femminicidio Erode, che era stato precettore dell’imperatore Marco Aurelio e del nipote Lucio Vero, fu processato e assolto ma siccome la gente mormorava cercò di allontanare da sé i sospetti onorando in ogni modo la defunta. Per questo fece ristrutturare il fondo a cui dette il nome di Pago Triopio.

Usciti da Porta Latina o da Porta Appia (oggi San Sebastiano) e andando verso l’agro suburbano il viaggiatore era accompagnato dalle sepolture monumentali e dalle grandi arcate degli Acquedotti Claudio e Marcio almeno fino alle Capannelle che alimentavano con piccole derivazioni la fitta rete di ville rustiche come la villa di Quinto Servilio Pudente (detta oggi villa delle Vignacce) all’altezza del quartiere Appio Claudio o di Settimius Bassus (oggi dei Settebassi) presso via delle Capannelle o quella più famosa dei Quintili fatti uccidere dall’imperatore Commodo per appropriarsi dei loro beni.

Ma in grandi ville ci s’imbatteva, allargando lo sguardo alle consolari vicine, anche lungo la Casilina e la Prenestina come quella imperiale dei Gordiani.

Fitto era il reticolo di fattorie e fitto era quello di vie interpoderali che le collegavano alle vie consolari Appia e Latina; due vere e proprie autostrade dell’antichità. Le ville rustiche avevano la doppia funzione di dimora estiva dei facoltosi proprietari e di strutture agricole che rifornivano il mercato romano di prodotti di qualità.

Nel settecento, dopo il lungo medioevo che aveva obliterato l’antico suburbio riconducendolo a campagna paludosa e malsana segnata dalle Torri di avvistamento, gli archeologi dell’epoca di fronte all’imponenza dei resti di Villa Settebassi pensarono che lì c’era un’altra città più antica di quella imperiale racchiusa dentro le Mura di Aureliano. L’impressione ha poi lasciato il suo segno nella denominazione del vicino Casale di Roma vecchia nell’attuale Parco degli Acquedotti.

L’urbanizzazione selvaggia avvenuta durante il secolo scorso, in fasi successive fino ad oggi, ha ricoperto di cemento gran parte di questa antica realtà che connotava il territorio oggi racchiuso nel nuovo VII municipio.

Prima fu riempita l’area che da San Giovanni andava fino al vallo ferroviario di Ponte Lungo, poi ci si estese fino a via delle Cave e quindi negli anni ’50 e ’60 il diluvio di cemento raggiunse il GRA che allora tranciava di netto, delittuosamente, la Regina viarum e, travalicandolo, tendeva a risalire verso i Castelli romani. Palazzi, palazzine, villette, palazzoni tutti intensivi coprirono senza pietà ville, templi, sepolture, strade e stradine, locande, fattorie e piccoli villaggi rurali.

Quello che non fecero i barbari, per parafrasare un celebre detto, lo fecero i palazzinari, la rendita fondiaria e speculativa che annichilì questa porzione di campagna romana cantata da Goethe e che nel 1700 e nel 1800 era meta obbligatoria del “gran tour” formativo di artisti e giovani rampolli della vecchia nobiltà e della nuova borghesia.

Tuttavia qualcosa di rilevante è stato salvato ed è oggi racchiuso nei Parchi degli Acquedotti, di Tor Fiscale, delle Tombe Latine, della Caffarella dentro il più grande Parco regionale dell’Appia antica e lungo il percorso delle Mura Aureliane da Porta San Giovanni a Porta San Sebastiano.

Questa è la prima grande risorsa ambientale, culturale e turistica che il governo del nuovo “magnum” Municipio dovrà mettere a frutto per uno sviluppo sostenibile. Intanto dando continuità al percorso del Parco lungo le arcate maestose dei vecchi Acquedotti. Ciò significa far sì che venga resa fruibile l’area di villa Settebassi riammagliandola con il Parco degli Acquedotti chiudendo all’uopo il primo tratto di via delle Capannelle da sostituire con una nuova arteria fra via Lucrezia Romana e via Tuscolana. Vecchio progetto più che decennale che giace in qualche cassetto comunale.

Poi c’è da liberare l’area di proprietà della Provincia della villa di Demetriade trasformata nel V secolo d.C nella Basilica di S. Stefano a ridosso, in sopraelevazione, delle Tombe Latine oggi occupata dal campo di calcio dell’Almas.

Va fatta una lotta feroce all’abusivismo e al degrado che insidia questi beni ambientali e culturali attuando il Piano di assetto del Parco dell’Appia antica che, anche lui, giace inerte da vari lustri in qualche secretaire dell’assessorato all’ambiente della Regione.

Certo la Roma dei Fori, dei grandi Templi, del Colosseo, del Circo Massimo delle grandi Terme da Caracalla a Diocleziano, da Traiano a Costantino, la Roma delle Basiliche, delle chiese cristiane dentro e fuori le Mura è bella da morire. E sebbene non sia ben curata e valorizzata al meglio, anzi spesso oltraggiata, rimane tuttavia la “Roma capoccia” cantata da Venditti.

Ma quanta emozione c’è anche in questa Roma dell’antico suburbio nel vedere, magari al tramonto, lo scorcio di basolato della via Latina con a margine le Tombe dei Pancrazi e quella dei Valeri, o il “campo barbarico’’ racchiuso dall’incrocio degli Acquedotti Claudio e Marcio-Felice a Tor Fiscale, o le arcate imponenti degli Acquedotti nell’omonimo Parco che s’innalzano al cielo nell’ultimo spicchio di campagna romana o i resti imponenti delle ville rustiche dei Casali e delle torri medievali

E quanta emozione ti prende nella valle della Caffarella nel vedere il Sepolcro di Annia Regilla/Tempio del Dio Redicolo, il Tempio di Cerere e Faustina/S. Urbano, la Torre Valca, il Colombario costantiniano, il Casale della Vaccareccia. Qui presso il Bosco Sacro e il Ninfeo di Egeria, narra la leggenda, era solito ritirarsi il secondo re di Roma, il vecchio Numa Pompilio, per chiedere e ascoltare i consigli della Ninfa sulle decisioni da prendere per il governo della nuova città.

La spina di territorio romano di cui si discute non è solo archeologica è anche per molte parti ancora agricola. Coltivabile e da allevamento. In questo ambito c’è da considerare anche l’area del Casale di Gregna e tutte quelle aree al di là del GRA che con un’opportuna revisione del PRG potrebbero entrare nel circolo delle risorse produttive del nuovo VII municipio. Turismo e agricoltura sostenibili potrebbero essere risorse economiche rilevanti, oltre che ambientali, per nuova e stabile occupazione soprattutto giovanile.

da "Abitarearoma.net" giornale on line dei Municipi romani
di Aldo Pirone - 25 maggio 2013
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